L’INPS nelle SRL

Uno dei temi più dibattuti e, fino a poco tempo fa anche ambigui, riguarda le regole di iscrizi0ne all’INPS nelle SRL, per soci ed amministratori.

Per anni infatti molti imprenditori decidevano proprio di indirizzarsi su questa tipologia giuridica per eludere il carico previdenziale perché la prassi consolidata era che i soci delle società di persone, SNC e SAS, venivano iscritti automaticamente alla gestione commercianti dell’INPS, mentre quelli di SRL restavano al di fuori di questo meccanismo. La ratio non faceva una piega: i soci di una SNC sono automaticamente anche amministratori e quindi dovevano pagare i contributi previdenziali. I soci di SRL sono soci di capitale, investitori, quindi affrancati dall’onere in quanto meri finanziatori di capitale.

Nell’ultimo decennio è stata fatta chiarezza e le regole sono sicuramente più chiare.

GESTIONE COMMERCIANTI e GESTIONE SEPARATA

Quando si è titolari o gestori di una attività imprenditoriale; si gestisce direttamente la stessa col proprio lavoro in maniera abituale e prevalente, si ha la responsabilità totale degli oneri e dei rischi; si possiedono le necessarie autorizzazioni, si ricade nella sfera di attinenza e pertanto è obbligatoria l’iscrizione alla gestione INPS dedicata ai commercianti (o artigiani).

Quando si è amministratori di una SRL e si percepisce un compenso, si è assoggettati alla gestione separata.

I SOCI DI SRL

Come detto, i soci di SRL sono in via ordinaria, dei meri investitori. Per analogia si pensi al comune cittadino che investe in azioni di quella compagnia telefonica o automobilistica. Cioè, l’essere un finanziatore di quella attività non essendo direttamente coinvolti nel processo produttivo della stessa, esonera di fatto dall’iscrizione all’INPS. Questo perché appunto non c’è attinenza, venendo a mancare il cardine su cui si fonda il principio previdenziale: non si lavora per quella attività.

Cosa accade però nelle piccole SRL, quelle familiari, quelle di piccola imprenditoria cosi frequenti nel panorama giuridico italiano. Come detto, in passato, l’essere socio di una SRL faceva prevalere il dettato del paragrafo precedente. Cioè, si è investitori. E tanto bastava per escludere (o meglio ancora eludere) l’iscrizione all’INPS.

IL SOCIO D’OPERA

Ed ecco che emerge una nuova figura, quella del socio di SRL che comunque presta la propria opera imprenditoriale all’interno della società stessa. Dal grande rimpasto generale del 1995/96, quando vide la luce quella che oggi viene denominata “gestione separata”, è scaturita pure questa figura. Di fatto, in una società a responsabilità limitata, anche il socio che indifferentemente da un eventuale incarico amministrativo ricopre una posizione lavorativa all’interno della stessa è assoggettato alle stesse regole di un qualsiasi socio di società di persone. E quindi è obbligato all’iscrizione all’INPS.

L’AMMINISTRATORE E LA DOPPIA CONTRIBUZIONE

Discorso ancora più particolare vale per l’amministratore della SRL. Abbiamo già detto che se lo stesso percepisce un compenso amministrativo, detto compenso viene attratto sotto la sfera della gestione separata e viene assoggettato alla ritenuta previdenziale. Ma attenzione, non finisce qui. Perché l’amministratore proprio per la sua importanza all’interno del processo produttivo di ciascuna azienda, ricade automaticamente anche nella gestione commercianti. Ed ecco quindi che si configura la doppia contribuzione. Colpendo l’amministratore appunto due volte, la prima con la gestione commercianti ed i contributi versati autonomamente ogni trimestre. Poi, in caso di compenso relativo alla propria opera amministrativa, anche attraverso la gestione separata, ad una aliquota leggermente più favorevole.

TIRANDO LE SOMME

Allora non c’è veramente più modo di evitare la contribuzione INPS? Di fatto no, ma in realtà ci sono più chiarimenti espressi sia dalla stessa INPS che da diverse sentenze che lasciano spazi di fuga.

LA PREVALENZA e ABITUALITÀ

Bisogna tenere conto di un parametro fondamentale per capire quando si è soggetti all’iscrizione previdenziale nazionale.

L’attività svolta deve essere “prevalente” e “abituale”. Vediamo cosa significa. Se l’individuo svolte l’attività lavorativa in quella SRL in maniera prevalente rispetto a qualsiasi altra attività da lui svolta, allora sussiste l’obbligo di iscrizione alla forma previdenziale.

Quindi, se un individuo ad esempio apre una attività commerciale nella quale però svolge il lavoro nel tempo libero perché è già dipendente di un’altra azienda, allora non c’è obbligo di iscrizione all’INPS.

Andando a guardare alle casistiche emerge un minimo común denominatore che a mio parere resta sempre il cardine intorno a cui ruota tutto il concetto di assoggettabilità all’iscrizione alla gestione commercianti: una azienda non può ovviamente lavorare da sola. Essa ha bisogno di chi la fa lavorare, siano semplici commessi in un retail, siano manager in una azienda di servizi. Non può esistere una azienda che senza l’apporto di alcun individuo possa svolgere alcuna attività produttiva. Ecco quindi la linea tratta: se in una azienda non ci sono dipendenti che sono devoluti alla gestione della stessa necessariamente uno o più soci e l’amministratore stesso devono essere coloro che hanno la piena titolarità del processo produttivo e quindi vengono assoggettati ad iscrizione all’INPS.

Chiaro che l’amministratore che pur svolga attività non prevalente, quindi venendo a mancare il requisito per l’iscrizione alla gestione commercianti, qualora percepisca un compenso, questo viene sempre assoggettato alla gestione separata, a prescindere dal concetto di “prevalenza” di cui abbiamo parlato.

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